Come scegliere l’assistente familiare

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Come scegliere l’assistente familiare per una persona anziana

Sono 2 milioni gli anziani a aver bisogno di una badante in Italia. Purtroppo il lavoro nero in questo settore è altissimo: il 50% dei collaboratori domiciliari è irregolare, e si tratta per lo più di donne.
Come scegliere l'assistente familiare per una persona anziana
Ma non sono solo i diritti delle lavoratrici a non essere tutelati, spesso anche le famiglie si sentono abbandonate a se stesse e chiedono sostegno e chiarezza.
In generale, la scelta e la gestione della badante è una questione delicata: a lei dobbiamo affidare la cura di una delle persone a noi più care, la mamma o il papà, ma come si fa a trovare la persona adatta? E ancora come si fa un colloquio? Come si fa ad assumerla? E qual è uno stipendio equo? Quali i suoi diritti?
Riportiamo una guida per scegliere la badante e le tappe da seguire per metterla in regola.
PS: Se questa guida ti è chiara e se non ti è sorto alcun dubbio puoi tranquillamente far a meno di qualsiasi aiuto nella scelta dell’Assistente Famigliare (Badante).

Se invece ti sono sorti alcuni dubbi, se hai delle perplessità e non ti senti sicuro di poter affrontare in autonomia la scelta e la gestione di un’Assistente Famigliare informati, chiedi informazioni sugli argomenti che non ti sono chiari o che vuoi approfondire.

Eviterai così di far parte di quelle persone che hanno creato e a tuttoggi alimentano il pericoloso fenomeno dell’ “ASSISTENZIALISMO FAI DA TE”.

L’ASSISTENZIALISMO FAI DA TE produce vertenze sindacalicause di lavorodenunce penalirischi per gli assistiti (sanitari, psicologici), furtitruffe. Riduci questi rischi, rivolgiti a professionisti di questo settore.

 

10 REGOLE PER SCEGLIERE LA GIUSTA ASSISTENTE

1) Quali domande dobbiamo fare al colloquio?
«Il colloquio preliminare è importantissimo: serve a verificare i requisiti del candidato, ma anche competenze, motivazione e disponibilità. Partiamo dalle basi: la persona ha tutti i documenti necessari (carta d’identità, tessera sanitaria e, se cittadino extracomunitario, permesso di soggiorno)? Conosce l’italiano o altre lingue? Ha almeno un paio d’anni di esperienza nel settore, magari con l’attestato di un corso di formazione in area sociosanitaria (OSS, OSA)? Possiede referenze verificabili? Per quanto riguarda le competenze, invece, è bene verificare la preparazione della badante sulla cura dell’igiene personale, la capacità di assistere moralmente e fisicamente l’assistito (nel caso di pazienti allettati, per esempio, la vestizione e il cambio della posizione sono fondamentali), l’esperienza nell’aiuto domestico (pulizia della casa, cucina, uso degli elettrodomestici) ed eventualmente l’autonomia nello svolgere piccole commissioni. In generale, è molto utile sottoporre il candidato a casi concreti per capire la preparazione. Basta la classica domanda: “come si comporterebbe se…?”. Chiedere poi in modo diretto di fare esempi relativi alle sue esperienze precedenti, cercando di percepirne la capacità di empatia e la “dolcezza” che dimostrerebbe con i propri cari. E infine, va verificata la disponibilità della badante rispetto alle esigenze della persona da assistere.

2) Capire se la badante funziona in base alle domande che ti pone.
«Per fare l’assistente familiare è necessario che ci sia una passione verso questo lavoro, che vada oltre l’interesse economico. Per questo la conversazione va stimolata: il candidato deve essere spinto a parlare delle sue esperienze passate, di come interagiva con l’anziano, degli aspetti positivi e negativi del suo lavoro. Va analizzata la pazienza, l’attitudine al dialogo e, soprattutto, il rispetto dell’assistito.

3) Quale candidata escludere?
«Massima accortezza nella selezione: vanno esclusi tutti coloro che non rispondono ad uno o più requisiti precedenti: documenti in regola, motivazione, competenza».

4) Cosa fare se alla persona anziana non piace all’assistente familiare scelta?
«Prima di tutto capiamo il perché dell’incompatibilità: sono motivazioni caratteriali o pratiche? In alcuni casi la questione può risolversi semplicemente parlando con la badante, in altri può essere necessario sceglierne una più compatibile. La cosa importante, comunque, è far sentire sia ai nostri cari che agli assistenti familiari la propria presenza».

5) Come verifico che va tutto bene?
«Osserva come la badante si comporta con la persona anziana e con i familiari durante le ore di lavoro, e chiedi costanti pareri al tuo caro».

6) Come sfruttare al meglio il periodo di prova?
«In generale, chiedendo all’assistente di occuparsi di tutte quelle mansioni che tu e gli altri familiari potete controllare siano svolte in modo corretto».

7) Quanto contano le referenze?
«Da 1 a 10? 10. Purché siano verificate senza preavviso».

8) Quanto conta l’istinto, la sensazione a pelle che dà la persona?
«Anche qui molto: diciamo 8 su 10. In alcuni casi l’istinto dice molto più di un buon curriculum. In altri, invece, bisogna andare oltre e mettere alla prova».

9) Meglio giovane e forte o più matura e con più esperienza?
«Non ne farei un caso di età: la scelta dipende dalle caratteristiche che sono necessarie per accudire al meglio la persona assistita. Ci sono persone che, seppur giovani, si sono dimostrate veramente attente ed esperte».

10) Se la persona anziana ha esigenze particolari di cura come alzeihimer o medicazioni come si fa a capire se la badante è all’altezza?
«Già in sede di colloquio occorre verificare che il candidato abbia una formazione adatta alla patologia specifica, che può consistere in competenze teoriche e esperienze pratiche (conoscenza ed assistenza alla somministrazione di farmaci, capacità di sollevare e mobilizzare pazienti allettati). Niente comunque sostituisce una “messa alla prova”, per verificare come si muove e come reagisce nell’interazione con l’assistito sul campo».

10 COSE CHE DEVI GARANTIRE ALL’ASSISTENTE FAMILIARE
Quando si assume una badante ci si trova a indossare i panni di datore di lavoro, molte volte senza la preparazione necessaria: come si fa un contratto? Come si stabilisce lo stipendio? E ferie e permessi come li calcolo? Sono tanti i dubbi. Abbiamo chiesto a Monselice CAF, Centro di Assistenza Fiscale e Patronato, di aiutarci a formulare un vademecum per agire nel completo rispetto delle regole. E mettersi così al riparo da possibili recriminazioni.

1) Ho diritto a un periodo di prova?
«Sì, di norma dura 8 giorni, ma nel rispetto di alcune accortezze. Non tutti sanno, infatti, che il periodo di prova coincide con l’effettivo primo giorno di lavoro, la cui decorrenza va comunicata all’INPS entro le 24 ore antecedenti l’inizio del rapporto. Nel contratto dovrà essere inserito anche un riferimento specifico rispetto alla sua durata».

Se fosse necessario valutare la collaboratrice prima di assumerla è necessario rivolgersi ad una società che si accolla l’onere della gestione fiscale/economica/retributiva della collaboratrice fatturando un costo concordato.

2) Cosa devo fare se decido di non assumere la badante?
«Durante il periodo di prova il rapporto di lavoro può essere risolto in qualsiasi momento, senza preavviso, da ciascuna delle parti. Se nel corso degli 8 giorni l’assistente non si dimostra all’altezza delle aspettative ed il datore è intenzionato ad interrompere la collaborazione deve inviare la comunicazione di fine attività all’INPS, indicando nella causale il mancato superamento del periodo di prova. E, importante, deve pagare il lavoro prestato».

3) Come faccio ad assumerla se supera la prova?
«Se si ritiene che abbia superato “l’esame” non servirà alcuna notifica particolare poiché lo stesso periodo è già stato contrattualizzato e regolarizzato all’INPS. In sintesi, se la badante non riceve disdetta nel corso o alla conclusione del periodo di prova dovrà intendersi automaticamente confermata e potrà continuare il suo lavoro secondo le indicazioni stabilite nel contratto. Ma cosa fare per assumerla? L’unico adempimento per il datore di lavoro (da compiere nelle 24 ore che precedono l’inizio dell’attività) è quello di comunicare all’INPS l’assunzione stessa. Quali documenti servono? Indispensabili sono il codice fiscale del lavoratore, un suo documento di identità valido (carta di identità o passaporto) e, in caso di lavoratore extracomunitario, il permesso di soggiorno regolare: chi non lo possiede non può lavorare. È necessario sottoscrivere un contratto individuale, una lettera che non ha bisogno di essere registrata ma deve essere prodotta in duplice copia e scambiata tra le parti».

4) Come individuo le mansioni?
«Il contratto collettivo nazionale del lavoro domestico individua ai livelli A,B,C,D, le diverse figure professionali che si occupano della gestione della casa, mentre nei livelli con il profilo “super” (AS, BS, CS e DS), sono inserite le figure che si occupano anche della cura delle persone. Di norma, una badante “classica” è inquadrata a livello CS. L’inquadramento che deve necessariamente essere indicato nella lettera di assunzione».

5) Come stabilisco la paga?
«Sebbene sia frutto di un accordo tra le parti, la retribuzione non può comunque mai essere inferiore ai minimi sindacali che sono indicati in specifiche tabelle, aggiornate periodicamente, messe a punto dalle parti sociali presso il Ministero del Lavoro. Al di sotto di questi valori non è possibile scendere, il rischio per il datore di lavoro è quello di esporsi a possibili successive rivendicazioni da parte della badante».

6) A chi spetta vitto e alloggio?
«La badante mangia e dorme presso l’abitazione del datore di lavoro. Il valore convenzionale del vitto e dell’alloggio dovrà essere aggiunto nel calcolo della tredicesima mensilità, delle ferie e del Tfr. Anche il lavoratore non convivente che effettua più di 6 ore giornaliere ha diritto all’indennità di vitto».

7) Ferie e permessi: a cosa ha diritto l’assistente familiare?
«Sono 26 i giorni di ferie a cui ha diritto una badante per ogni anno di servizio svolto, sia che sia convivente o ad ore. Importante sapere che questo periodo si conteggia dal lunedì al sabato, ad eccezione quindi delle domeniche e dei festivi, indipendentemente dalla durata e dalla distribuzione dell’orario di lavoro. Le ferie devono avere carattere continuativo, cioè devono essere godute in un unico periodo o al massimo in due differenti, ma almeno 2 settimane devono essere comprese tra i mesi di giugno e settembre. E ancora, le ferie devono essere fruite per almeno 2 settimane nell’anno di maturazione mentre le restanti 2 settimane devono necessariamente essere prese entro i 18 mesi successivi. Il contratto concede una deroga ai lavoratori stranieri che, su richiesta e con l’accordo del datore, possono cumulare le ferie di un biennio ed utilizzarle tutte insieme, per il cosiddetto “rimpatrio non definitivo”. Si ha anche diritto a permessi retribuiti: ad esempio per visite mediche documentate, massimo 16 ore annue, per lutto familiare, 15 giorni di congedo matrimoniale, 40 ore per la frequenza di corsi di formazione professionali del settore».

8) Il pagamento dei contributi.
«Ogni datore di lavoro è tenuto a versare all’INPS la propria quota di contributi. Questa operazione si svolge ogni 3 mesi per 4 volte l’anno. È importante, inoltre, conservare le ricevute dei versamenti ai fini della dichiarazione dei redditi: i contributi previdenziali possono, infatti, essere portati in deduzione per un importo massimo pari a 1549,37 euro».

9) Se il domestico è vittima di un infortunio sul lavoro?
«Il versamento dei contributi INPS prevede anche la copertura assicurativa per infortuni. Anche per questo motivo, dunque, è fondamentale che le famiglie datrici siano in regola con il versamento dei contributi. Sempre al datore spetta il compito di contattare l’INAIL per comunicare l’incidente ed attivare le tutele infortunistiche: attenzione però a farlo non oltre le 48 ore dalla presentazione del certificato da parte del lavoratore. Il datore di lavoro è tenuto a corrispondere la retribuzione per i primi tre giorni, per le giornate successive le prestazioni vengono, erogate dall’INAIL».

10) Cosa faccio in caso di contenzioso?
«Una corretta gestione del rapporto nel rispetto del contratto collettivo del lavoro domestico, è il miglior antidoto per mettersi al riparo da eventuali future cause. È bene quindi che il datore predisponga mensilmente la busta paga, rispetti il pagamento degli oneri accessori come la tredicesima, le ferie, accantoni il Tfr, rispetti le scadenze contributive e conservi sempre le ricevute dei versamenti. In questo modo, è difficile che si incorra nel rischio di un contenzioso, ma qualora dovesse avvenire è importante sapere che ci sono diverse strade: si può conciliare in sede sindacale o, nelle peggiore delle ipotesi, sarà un giudice del Tribunale del Lavoro a decidere da che parte sta la ragione».