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Quando la famiglia è coivolta, per un evento improvviso o per una progressiva mancanza di autosufficienza di un proprio famigliare è chiamata a farsi carico della gestione di tutte le problematiche di un’assistenza domiciliare, ospedaliera o in strutture specializzate (centri diurni, centri per anziani ecc.).

In genere la famiglia identifica al suo interno uno o più componenti, definiti assistenti famigliari (in inglese caregiver) che si occuperanno direttamente o indirettamente di tutto quello che riguarda l’assistenza ad uno o più componenti della propria famiglia.

Il famigliare assistente si trova nella condizione di gestire una situazione che in genere non conosce e che vive per la prima volta coinvolgendolo emotivamente. E’ per questo che in genere chiede aiuto a parenti, conoscenti, amici.

Nella maggioranza dei casi, al di là delle buone intenzioni di parenti, conoscenti, amici, i consigli che arrivano purtroppo sono soggettivi e non oggettivi, dettati da esperienze personali o da esperienze riportate da terzi e quindi purtroppo poco obiettive, spesso costruite con logiche generaliste e quindi rischiose da adottare per il soggetto debole e per la sua famiglia.

In altri casi quando il componente della famiglia che si è preso in carico l’assistenza di un proprio famigliare vuole valutare oggettivamente le scelte, anche al di fuori della sua famiglia, di un supporto professionale che l’orienti e l’aiuti in questo complesso delicato e difficile compito chiede una consulenza a chi si occupa professionalmente di assistenza.

Noi che in questi casi siamo chiamati a rispondere a queste necessità possiamo aiutare in due modi la famiglia:

  1. Aiutiamo la famiglia fornendo servizi professionali e qualificati che affrontano le necessità improvvise e in casi complessi organizzando un piano integrato assistenziale. Questo naturalmente nel caso in cui ci si trovi di fronte ad una situazione improvvisa (incidente, improvviso aggravarsi di una malattia o un improvviso acutizzarsi di una patologia cronico degenerativa). La scelta di demandare all’esterno della famiglia alcuni servizi può essere dovuta anche dall’impossibilità di procedere della famiglia stessa nell’assistenza con le risorse precedentemente utilizzate (il famigliare non si sente più in grado o non può più espletare quel tipo di assistenza o sono cambiate le necessità di assistenza della persona o è necessario un supporto specifico in alcune particolari malattie per esempio SLA, Alzhaimer, Parkinson, demenze senili ecc. o nella gestione di terapie farmacologiche complesse e/o invasive o ancora nella gestione dell’igiene e la cura di sè, nell’aiuto ai pasti, nella gestione delle notti in assistenza in ospedale o in altre strutture.
  2. Aiutiamo la famiglia fornendo supporto e formazione al famigliare assistente (il caregiver) per prepararlo a tutte le situazioni che dovrà affrontare. Questa è una vera e propria attività di prevenzione che mette in grado il famigliare nell’affrontare ogni situazione in modalità coerente, efficace ed efficiente. Evidentemente questa attività deve essere programmata, non può essere legata ad una necessità improvvisa, ma bensì stimolata dalla considerazione che la condizione di un famigliare sta portando la famiglia a doversi organizzare per assisterlo e quindi prevenire e prevedere le condizioni per agire nel modo migliore nel momento in cui  si presentano i sintomi  i primi sintomi di perdita dell’autonomia e si ha il tempo per valutare oggettivamente le condizioni e le conseguenti azioni correttive.