Meglio la badante o la casa di riposo?

“Lettera di Maria: una firma per non andare in istituto da anziani e rimanere a casa propria”
1 settembre 2017
La grande sfida della Sanità e del Welfare
1 settembre 2017

E’ meglio la badante o la casa di riposo ?

Una domanda alla quale non sempre è facile rispondere per i familiari di persone che, per l’età avanzata o per disabilità, hanno bisogno di un’assistenza e di una cura costanti. Ma qual è la scelta giusta da fare per non compromettere l’equilibrio tanto fragile dei genitori 80enni o dei nonni? Oltre all’aspetto organizzativo, infatti, e a quello economico, c’è da tenere conto della salute mentale dell’anziano.

La scelta migliore per un anziano è vivere in spazi per lui abituali. A volte, infatti, basta cambiare luogo, o anche soltanto stanza da letto per mettere in difficoltà un anziano. Con l’avanzare dell’età, infatti, si perde l’efficienza dei cinque sensi (udito e vista soprattutto) ma vengono meno anche molte capacità relazionali e sicurezze legate all’ambiente circostante. Il cambiamento determina spesso la perdita di lucidità e squilibri psicologici.

Portare un anziano in una casa di riposo è una soluzione da valutare situazione per situazione. Le case di riposo sono gestite con un regime alberghiero, quindi innanzitutto costano molto. Per quanto riguarda, invece, la salute degli ospiti, ci sono persone che, una volta entrate, si deprimono e si lasciano morire; altre che, trovandosi in strutture dove è possibile socializzare, sono rinate. Molti ospiti di case di cura, se accolti in un ambiente socialmente stimolante, migliorano la loro vita. Non esiste una regola fissa. Il punto è che se un anziano ha la sensazione di essere allontanato dalla sua famiglia, dove ha una situazione affettivamente buona, si sente abbandonato e c’è il rischio che si lasci morire. E se una persona di quell’età si vuole lasciare morire, non c’è medico o medicina che tenga.

Poi ci sono le Rsa (Residenze sanitarie per anziani), residenze per lo più private nate per accogliere gli anziani ‘fragili’, ossia ad alto rischio di salute per malattie, traumi o anche situazioni sociali che non li rendono capaci di prendersi cura di se stessi. Per ‘fragile’ si intende un anziano che, una volta superata la fase acuta della malattia, non è probabilmente in grado di gestire la malattia o la convalescenza da solo. Nelle coppie di anziani per esempio ci si prende cura l’uno dell’altra. Poi, basta che uno dei due si ammala o muore e l’equilibrio salta. inoltre è bene ricordare che una malattia acuta in un paziente anziano può essere il passaggio dallo stato di autosufficienza a uno di fragilità.

Cosa suggerire alle famiglie che stanno valutando di trovare la giusta assistenza per un anziano ? 

La famiglia è sempre la famiglia. E la salute, più si avanza con l’età, più è legata all’accoglienza e all’affetto dei propri cari. Ma non tutte le situazioni permettono di tenere in casa una persona anziana. Spesso il lavoro che tiene tutti fuori casa dalla mattina alla sera ed è difficile prendersi cura di chi resta. Inoltre oggi le famiglie si stanno sfasciando. Prima erano allargate, con i quattro nonni e tanti zii che ruotavano intorno allo stesso nucleo familiare, oggi le famiglie sono mononucleari, o si rompono dopo il matrimonio. E chi ne paga le conseguenze è l’anello debole della società.

Il problema delle future società sarà proprio questo: la gestione dell’assistenza ad anziani e bambini, che sono i due estremi umani che hanno più bisogno di assistenza. La differenza sulla loro qualità di vita la fa il contorno affettivo.

Il nostro sistema sanitario e la medicina ci fanno vivere più a lungo. La sanità in Italia negli ultimi decenni ha permesso che la gente invecchiasse. Altri Paesi non ci sono riusciti. Fino a dieci anni fa, si parlava di geriatria quando si arrivava a 75 anni; ora dai 75 anni in su: abbiamo guadagnato 10 anni. Ma l’85 % delle risorse del nostro Paese, in questo modo, vengono consumate dagli anziani.