L’AUTONOMIA PIÙ A LUNGO POSSIBILE

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L’AUTONOMIA PIÙ A LUNGO POSSIBILE
Sappiamo quanto sia importante mantenere il più a lungo possibile l’autonomia funzionale dell’anziano soprattutto nelle attività di base della vita quotidiana.
Le persone anziane, anche se affette da demenza, sono comunque in grado di compiere molte azioni che spesso però non fanno a causa dei problemi legati alla memoria. Talvolta chi si prende cura di loro, per ragioni di tempo, si sostituisce in tutto alla persona in stato di bisogno;
ciò non è sempre positivo: è meglio abituare l’anziano ad essere autonomo il più possibile, finchè riesce, stimolandolo ed incoraggiandolo anche quando è stanco o ha poca voglia. L’autonomia influisce positivamente sull’autostima e l’autoefficacia.
È doveroso incoraggiare la persona a svolgere le attività in cui riesce da sola, utilizzando ausilii che consentano all’anziano di facilitare quelle piccole ma importanti azioni che ancora è in grado di svolgere da solo.

Il rapporto fra gli anziani e le attività quotidiane è molto delicato. Con l’avanzare dell’età si modificano le abitudini, cambiano i ritmi di vita e il fisico tende a rallentare. Il deterioramento fisico e mentale comporta degli scompensi nelle attività quotidiane: ciò che era normale diventa complicato o addirittura impossibile e l’autonomia può ridursi sensibilmente.

Le difficoltà ad accettare l’assistenza

Esistono malattie invalidanti che privano l’individuo dell’abilità e capacità di essere autonomo, alcune da un punto di vista fisico, altre da un punto di vista psicologico che portano la persona a dimenticare di dover fare alcune attività o ad avere l’impressione di aver già fatto una determinata cosa.

In entrambi i casi, l’anziano ammette con difficoltà, o non ne è consapevole, di non avere più l’autonomia e spesso è in difficoltà nell’accettare l’aiuto di un’altra persona. L’inserimento di tale supporto va però affrontato in un’ottica di mantenimento dell’autonomia residua della persona il più a lungo possibile.

Un ambiente che aiuta l’autonomia

Al fine di affrontare questa difficoltà in modo graduale, per non sconvolgere eccessivamente la quotidianità, bisogna costruire un ambiente di vita protesico, ovvero un ambiente che favorisca i bisogni di movimento, autonomia e sicurezza dell’anziano. Nella pratica si tratta di rimuovere le barriere architettoniche, adattare gli spazi alle sue necessità nonché dotare l’ambiente di ausili utili ad aiutarlo nelle attività quotidiane.

Gli ausili vengono valutati in base all’autonomia della persona. Tale compito normalmente spetta a un fisioterapista che valuta in base alle capacità dell’assistito se è il caso di utilizzare carrozzinedeambulatori, maniglie e corrimani per la casa o per il bagno, rampe, letti sanitari con materasso anti-decubito.

L’inserimento dell’assistente

Qualora la creazione dell’ambiente di vita protesico non sia sufficiente a consentire il compimento delle attività quotidiane necessarie, l’inserimento di un assistente domiciliare va valutato in base alla patologia, nel pieno rispetto della privacy e dello spazio personale del malato al fine di creare un rapporto di fiducia basata sul rispetto degli spazi di autonomia dell’anziano.

La persona che assiste, deve svolgere le sue attività con l’ottica del mantenimento dell’autonomia della persona, coinvolgendo l’assistito con molta pazienza, aiutandola qualora non riesca a fare qualcosa in autonomia, stando attenti soprattutto al rispetto della routine che per l’anziano è molto importante perché gli permette di mantenere la sensazione di avere il controllo dell’assistenza. Il malato infatti è spesso molto frustrato dalla malattia e bisogna cercare di spiegare quello che si sta facendo, senza mettergli fretta e senza incolpare l’assistito se non riesce a fare una cosa.