Sempre più anziani, ma lo Stato li dimentica

Formazione
18 febbraio 2017
Privata Assistenza: un modello di azienda “liquida”
29 marzo 2017

Sempre più anziani, ma lo Stato li dimentica

La stima Nel 2050, quando nel mondo ci saranno più over 60 che giovani sotto 16 anni, cosa mai avvenuta prima nella storia, gli anziani in Italia saranno 21,8 milioni, ovvero il 34,3% della popolazione, secondi al mondo solo al Giappone
Siamo vecchi, i più vecchi d’Europa, col 22,4% della popolazione che ha più di 65 anni ed il 6,8% che ne ha più di 80, ha certificato lunedì l’Istat.

Nel 2050, quando nel mondo ci saranno più over 60 che giovani sotto 16 anni, cosa mai avvenuta prima nella storia, gli anziani in Italia saranno ben 21,8 milioni, ovvero il 34,3% della popolazione, secondi al mondo solo al Giappone. Un abitante su 3 sarà insomma anziano, bisognoso di cure e assistenza. Il cui fabbisogno è destinato a crescere in maniera esponenziale come i costi, mentre le risorse destinate a questi servizi sono sempre meno. La conferma è arrivata quasi in contemporanea alla diffusione dei nuovi indicatori demografici quando si è scoperto che per rispettare i vincoli della spending review governo e Regioni si sono accor d ate per assestare un nuovo taglio, l’ennesimo, sia al fondo per l’autosufficienza (che perde 50 milioni di euro), sia a quello per le politiche sociali, a cui ne vengono tolti addirittura più di 211. Inevitabili, ovviamente, le proteste di tutte le associazioni che si occupano di disabili e del Forum del Terzo settore. La situazione italiana è infatti di vera emergenza. «Quello demografico è un dato di fatto, un trend inarrestabile – avverte Enzo Costa presidente dell’Auser, l’associazione per l’invecchiamento attivo -. E’ una situazione che non lascia spazio a tentennamenti».

Non bastano le badanti 

Già oggi sono circa 3 milioni gli anziani afflitti da limitazioni funzionali ed appena 278 mila sono quelli assistiti in strutture apposite, tutti gli altri (circa 2,5 milioni di persone) sono a carico delle famiglie. Che per assistere circa 1,5 milioni di anziani non autosufficienti spendono ogni anno i due terzi dei 9,4 miliardi di euro che si stima vengano impiegati ogni anno in Italia per retribuire le badanti: 6 miliardi di euro in tutto, in media 920 euro al mese per lo più pagati in nero. Nel 2013 secondo l’Istat erano circa 1,5 milioni gli anziani (il 58,7% del totale delle persone anziane che soffrono di una qualche limitazione funzionale) che beneficiavano dell’indennità di accompagnamento per un ammontare complessivo che supera i 10 miliardi. Ma il conto totale è ben più alto: secondo la Ragioneria Generale dello Stato nel 2015 per l’assistenza di lunga durata sono stati infatti spesi 28-29 miliardi di euro, ovvero l’1,9% del Pil, mentre nel 2060 si stima che si toccherà il 3,2%.

La débâcle del sistema

Stando all’ultimo rapporto del «Network Non Autosufficienza» il nostro sistema di servizi e trasferimenti monetari, oggettivamente, non è in grado di fronteggiare la domanda di cura e di sostenere i costi generali della non autosufficienza. Ad oggi, denuncia a sua volta uno studio realizzato dall’Auser, «per la prima volta nella storia del Paese la copertura dei servizi e degli interventi per anziani non autosufficienti presenta tutti segni negativi». Diminuiscono infatti gli anziani presi in carico nei servizi (-9,1% tra il 2009 e il 2013) e calano quelli che beneficiano dell’indennità di accompagnamento, scende la spesa per servizi sociali per anziani degli enti locali (-7,9% tra il 2009 ed il 2013), mentre il Fondo nazionale per le politiche sociali per effetto dei tagli continui l’anno passato è arrivato a disporre del 78% di risorse in meno rispetto al 2009. E come se non bastasse adesso viene tagliato di nuovo.

Costretti a vendere casa

Il risultato di questa situazione è che la famiglie sono sempre più sole e sempre più in difficoltà. Non sorprende – rileva sempre l’Auser – che secondo il Censis ci siano oltre 561 mila famiglie che hanno dovuto utilizzare tutti i propri risparmi o vendere l’abitazione (anche in nuda proprietà) o indebitarsi. Oggi, secondo una indagine del Movimento difesa del cittadino, un italiano su 3 è preoccupato di non riuscire a far fronte ai costi dell’assistenza ed il 41% teme di non avere i mezzi sufficienti per affrontare la disabilità.

Pochi posti letto

Le strutture di assistenza, che solo per il 25% fanno capo al settore pubblico, sono molto care e dispongono di pochi posti. La spesa media nelle residenze per anziani si aggira sui 3mila euro al mese, ma nei casi di maggiore intensità assistenziale dai 100 euro/giorno si può arrivare anche a quota 140 ed oltre. Tutti importi di cui comuni e regioni si fanno carico più o meno solo per il 50% con contributi che oscillano tra 26 e 65 euro/giorno. Quanto ai posti letto, su 12.261 presidi attivi a fine 2013 (75,3% collocati al centro nord), negli ultimi anni ne sono stati tagliati ben 77 mila (-23,6%) toccando così 278 mila. Se volessimo allinearci ai principali Paesi Ocse dovremmo averne invece almeno 500 mila.

Soluzioni? Per Costa «occorre innanzitutto prevedere fondi adeguati e poi bisogna ripensare alla domiciliarità, potenziando i servizi di assistenza e varando un piano di adeguamento del patrimonio immobiliare degli anziani, per fare in modo che possano restare a casa loro il più a lungo possibile. E poi serve un piano per l’invecchiamento attivo per intervenire sul lato della prevenzione: con altre associazioni avevamo presentato da tempo una proposta di legge, ma le audizioni alla Camera sono iniziate solo da poco. Di crisi in crisi, di cambio in cambio – conclude amareggiato il presidente dell’Auser – la politica rimanda sempre».